Una lettera/richiesta di un caro amico carpista e una soddisfacente risposta dalla nuova realta' GETA PESCA. Con la speranza che a qualcuno possa far cambiar direzione. Buona lettura.
buon giorno , mi chiamo S. ed il mio codice è P....
volevo chiedere una semplice consulenza circa una problematica che mi stà molto a cuore...ovvero il fermo pesca relativo al periodo riproduttivo per la carpa.
quello che mi preme capire è la effettiva necessità di questo periodo di "riposo" in funzione del corretto andamento della riproduzione.
premesso che io comunque mi fermo appena inizio a vedere le carpe "segnate" dallo sfregare contro rami e vegetazione (il chè avviene sempre prima che inizi il fermo legislativo) e non riprendo le mie pescate fino ad agosto inoltrato , per mia scelta ovviamente.
leggo purtroppo sempre più spesso che molti carpisti non si fermano adducendo come motivazione il fatto che il rilascio del pescato è già forma di tutela sufficente e che comunque le carpe non muoiono per questo .
a dire il vero io ho trovato materiale relativo alle koi dove si evince che il pesce durante la frega ...a causa della perdita del muco protettivo e delle numerose abrasioni relative è più vulnerabile ad infezioni batteriche e funghi .
mi viene da pensare quindi che il maneggiarle in questo periodo non sia motivo di benessere per il pesce , anzi sia potenzialmente rischioso.
ma battere questa strada mi pare sia una inutile battaglia contro i mulini a vento..in quanto già mi immagino le risposte di sufficenza di chi mi risponderà che "lui" le carpe le tratta stra bene e che quindi non crede di arrecare danno.
ecco quindi che mi rivolgo a voi per chiarirmi le idee e magari avere un supporto autorevole che possa evidenziare se effettivamente l'azione della pesca,protratta durante e appena dopo la frega , possa influire negativamente sulla salute del pesce e sull'esito della frega stessa.
grazie dell'attenzione rivoltami.
oggi , ricevuta esaustiva risposta, riporto per conoscenza:
GETA PESCA:
Per quanto concerne il quesito esposto nella vostra richiesta, si esprime il seguente
parere:
L’attività di riproduzione della Carpa è abbastanza evidente, in quanto sono facilmente
distinguibili nel periodo primaverile i particolari e tipici comportamenti, di corteggiamento e
frega, attuati in acque basse e in presenza di vegetazione, oltre alla presenza di ferite e
abrasioni dovute allo sfregamento.
Foto 2. Carpe in frega
Sarebbe buona norma nell’ottica del pescatore responsabile, valutare se tale periodo è
cominciato, cessando o quantomeno riducendo la propria attività di pesca, anche se le
disposizioni legislative consentono tale pratica, posticipando il periodo di divieto. Il fatto
che il riscontro oggettivo dell’attività di frega delle Carpe coincida con un periodo
antecedente al fermo pesca, è spiegabile dal fatto che l’innalzamento della temperatura
degli ultimi anni ha spostato indietro l’orologio biologico riproduttivo delle Carpe, mentre la
normativa di riferimento che ne disciplina l’attività è rimasta ferma, non adeguandosi,
questo perché spesso le varie amministrazioni che si succedono, vedono ereditati i
regolamenti ,così come erano nel passato, non apportando le opportune modifiche.
L’atteggiamento di fermarsi autonomamente in tale periodo, rappresenta una forma etica
evoluta del pescatore responsabile, nell’ottica della sostenibilità ambientale.
Se è vero che l’attività del “catch and release” è un atteggiamento evoluto nei confronti
della pesca e dell’ambiente, è vero anche che seppur rilasciato nel suo ambiente, il pesce
non dovrebbe proprio essere pescato in tale periodo, perché già sottoposto a forte stress.
Il periodo della riproduzione è il momento della vita in cui il pesce risulta essere
maggiormente stressato e vulnerabile, in quanto tutte le forze sono richiamate per
assolvere a tale importante funzione, catturare un pesce in tale situazione vuol dire
sottoporre l’esemplare ad un ulteriore fonte di stress, derivante da un fattore esterno
(pescatore), l’ingaggiare un combattimento si traduce in un ulteriore perdita di energia per
il pesce, che sommato al periodo di permanenza al di fuori dell’acqua e manipolazione,
può portare il pesce allo stremo, provocandone nei casi più gravi anche la morte.
Inoltre va aggiunto il fatto che le Carpe in questo periodo risultano essere maggiormente
vulnerabili, in quanto le lesioni e la perdita di muco dovute allo sfregamento, espongono
maggiormente il pesce, ad infezioni batteriche, funghi o altri patogeni, maneggiare il
pesce in queste condizioni, non fa altro che aumentare questo rischio; il pesce colpito,
portatore di tali infezioni importanti, oltre a causare la propria morte potrebbe fungere da
untore per altri esemplari, contagiandoli, esponendoli a uguali rischi.
Sappiamo che qualsiasi attività umana a contatto con l’ambiente è comunque impattante,
si tratta quindi di trovare quelle soluzioni e azioni al fine di ridurre al minimo questo
impatto, le moderne tipologie di pesca sportiva stanno evolvendo verso tipologie che
sembrano seguire i principi dell’ecosostenibilità, (nessuno può dire di non arrecare danno,
ma può dire di arrecare il danno minore).
L’attività di pesca in tale periodo oltre a condizionare negativamente lo stato di salute del
pesce catturato, oltre ad aumentare la possibilità di insorgenza di ittiopatologie, può
essere fattore esterno limitante ai fini riproduttivi, si è osservato in passato come un
esemplare maturo che si appresti a svolgere la riproduzione, se catturato e sottoposto a
forte stress, può saltare il ciclo riproduttivo, non riproducendosi in quel particolare anno.
A tutto questo, deve essere specificato che a ciò dove l’uomo non arriva con l’intelligenza,
arriva la natura con l’istinto, infatti la maggior parte degli esemplari intenti a riprodursi ,
bloccano l’alimentazione e si concentrano sul rito riproduttivo, di conseguenza sarà difficile
catturare con le esche un pesce in questo periodo, parimenti i periodi pre e post frega
sono i periodi dove sarà massima l’attività alimentare in quanto sono i due momenti in cui
i pesci avranno bisogno di accumulare più energie possibili da spendere per la
riproduzione. Questi due momenti sono quelli in cui si dovrà prestare maggiore attenzione.
Conclusioni
Alla luce delle considerazioni effettuate, possiamo dire che l’attività di pesca sportiva
rivolta alle Carpe, allo stato attuale, non sembra apportare un impatto così importante da
provocare una contrazione nelle popolazioni stesse, grazie anche alla pratica del “catch
and release”, piuttosto queste riduzioni in termini di biomassa, ove riscontrate, risultano
essere determinate da una serie di concause e altri fenomeni.
In considerazione delle problematiche riscontrate in seguito allo svolgimento dell’attività di
pesca sportiva, e le preoccupazioni per i pesci, anche se non garantite completamente dai
regolamenti legislativi, sarà determinante il buon senso del pescatore che decida di
comportarsi nella maniera più etica possibile, stabilendo autonomamente un proprio
codice di condotta responsabile, stabilendo propri periodi di fermo e limiti di cattura.